Architettura

E

ntrati nel primo corpo della costruzione – rifacimento settecentesco con volte affrescate da Olivio Sozzi, Antonio Grano e Guglielmo Borremans – due decorazioni musive sul fronte del corpo originario raffigurano uno Ruggero II vestito da imperatore bizantino e incoronato re per mano di Gesù Cristo; l’altro la dedicazione della chiesa alla Vergine da parte dell’ammiraglio d’oriente Giorgio d’Antiochia, quest’ultimo rappresentato in umile atto di prostrazione dinanzi alla Madonna. Sulla parete occidentale dello stesso locale è murata una lapide che ricorda l’eroe nazionale degli albanesi con l’incisione dell’aquila bicipite costantinopolitana, simbolo degli albanesi. Ai lati icone bizantine della committenza arbëreshe abbelliscono la chiesa. Superato l’ambiente suddetto, si giunge nella chiesa medievale, il nucleo originale. Qui la parte superiore delle pareti e la cupola, al sommo della quale si erge l’immagine del Cristo Pantocratore, sono interamente rivestite da decorazioni musive bizantine di grande importanza, in connessione con quelle riguardanti Dafne nell’Attica. Il grandioso ciclo di mosaici bizantini della chiesa è il più antico di Sicilia. I mosaici della cupola rappresentano al centro il Cristo, scendendo successivamente i quattro arcangeli(tre originali più uno apocrifo) e i patriarchi, mentre nelle nicchie sono ospitati i quattro evangelisti e infine, nelle volte, i rimanenti apostoli.

La chiesa è fornita di un’antica iconostasi in marmi mischi, in cui, essendo priva di icone, i papàdes albanesi dell’epoca hanno provvisto la realizzazione dei mosaici della Madonna, del Cristo e dalle icone di Maria Vergine e San Nicola di Mira, questi ultimi che precedono l’iconostasi. Molto importante per i fedeli arbëreshë è la grande icona raffigurante San Nicolò in trono (XV sec.), posta oggi nel diaconicon e che si trovava nella chiesa di San Nicolò dei Greci che, unitamente al contiguo Seminario Italo-Albanese di Palermo, andò distrutta nel bombardamento aereo del 1943. L’abside, abbattuta sul finire del Seicento, venne sostituita con l’attuale cappella barocca a tarsie marmoree su progetto di Paolo Amato. Icone contemporanee, alcune delle quali dell’iconografo Zef Giuseppe Barone di Piana degli Albanesi (croce bizantina della morte e resurrezione del Cristo, dipinta in entrambi i lati) e altre realizzate dell’iconografo e mosaicista albanese Josif Droboniku (raffiguranti le dodici feste despotiche e la grande crocifissione dell’altare bizantino), appartengono all’importante patrimonio artistico della parrocchia.


Mappatura delle pavimentazioni

Galleria Fotografica
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